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2008-10-01

Se questo è un Omeino: intervista a me stesso

L’inaspettato interesse di Bruno per gli Omeini casca a fagiolo. Per quanto abbia accennato qua e alla loro genesi, da diverso tempo volevo trovare modo di rifletterci su, poiché gli Omeini pian piano si stanno configurando come un “mondo”. Ciò li rende più interessanti anche ai miei occhi, perché mi sono come sfuggiti di mano, assumendo una piena autonomia aldilà delle intenzioni. Così, con le domande di Bruno immagino un’intervista a me stesso.

Ma da dove nascono sti omeini?
Nascono da una stanchezza per l’arte che stavo facendo, perlopiù astratta o comunque priva di racconto. Avevo voglia di mettere in scena, d’azione, e di attori dunque, per esprimere un pensiero più tangibile, persino legato alla cronaca, se necessario.

A ciò si aggiungeva la stanchezza per un aspetto dell’arte poco considerato da chi non la pratica: dipingere è in fondo un lavoro sporco (secchi di pittura, pennelli da pulire, materiali e attrezzi vari) e solitario. Avevo l’esigenza di trovare un modo di esprimermi che non implicasse per forza l’uso di un atelier (che se non si ha è ancora peggio) e che non comportasse stare da solo. Un’arte possibile anche seduti in un pub, per intenderci. Così, sono venuti in soccorso un pennarello e i sottobicchieri. Semplice, pulito, chiudi il tappo, butti via o conservi il sottobicchiere realizzato.

Infine, volevo un’arte di facile condivisione, che non mi costringesse ad esposizioni (spesso in strutture inadeguate) per essere mostrata, un’arte magari da pubblicare sul web “senza perdita” di resa e di qualità, e se i sottobicchieri originali restano comunque il mio lavoro vero e proprio (tengo sempre all’aspetto feticistico dell’opera, mi sento in ogni caso un artista), gli Omeini si prestano ad una fruizione veloce, facilmente condivisibile. Insomma, un’opera a cavallo tra arte e grafica, come i lavori di Keith Haring sono capaci di stare nei musei e sulle t-shirt senza sminuirsi a vicenda.

Hanno una storia alle spalle o sono strani come chi li disegna?
In realtà non so rispondere alla prima parte della domanda. Se devo immaginare una storia, credo siano esserini abbandonati da un creatore. Ti ricorda qualcosa, questo? Una condizione simil-umana, per quanto non valgano per loro le nostre stesse leggi (potremmo mai abitare un pianetino o un buco, noi?). Hanno un che di post-umano, come di un’umanità sopravvissuta (forse l’unico che accenna ad un passato è l’Omeino manco a farlo apposta titolato “Umano”, in cui afferma: “A un certo punto impazzimmo tutti”). Addirittura all'inizio avevano un alone di luce intorno, come esseri radiattivi (o illuminati?). Insomma, anche il mistero del loro passato è qualcosa che non so definire e controllare.

Riguardo alla loro stranezza, non vedi che sono il mio ritratto sputato, mezza capa compresa? Scherzi a parte, gli Omeini hanno l’attitudine a stare un po’ al balcone della vita a filosofare, per quanto possano essere anche capaci di “cattiveria”. Soprattutto sono capaci di completa inazione, e questo è di per sé una poetica. Mi piace l’idea che non sentano l’esigenza di dimostrare qualcosa. A volte li disegno in gruppo che “stanno”, al massimo salutano.

In ogni caso riconosco un debito verso Samuel Beckett, che ritengo il nonno nobile degli Omeini. Come i personaggi di Beckett, abitano scene vuote, non fanno granché, e sono caratterizzati da stranezze, si intrattengono in clownerie. Tuttavia, gli Omeini credo siano meno disperati (senza speranza), meno disillusi e cinici. Credono ancora nella vita, in una leggerezza anche ironica, e in una critica sociale come quando li vedi incatenati ad una tv. I miei Omeini hanno un debito verso tutti i folli, gli strani, i non perfetti della letteratura e del cinema, dai personaggi di Hrabal a Pippo di Disney, da Charlot all’Epifanio di Antonio Albanese.

Come ti è venuta questa idea? (sempre che sia una tua idea)
È assolutamente una mia idea, come ti permetti?! :)
Te l’ho detto, volevo avere la possibilità di “mettere in scena”. Il paradosso è che gli Omeini agiscono in una scena perlopiù vuota, non ci sono nemmeno le ombre! Da subito ho voluto che i contesti non fossero per forza reali, seppure non manchino richiami a situazioni persino violente come i ring o le trincee (che tuttavia restano inoperose, non c’è lo scontro) o tristi come l’accattonaggio. Così mi è venuta l’idea dei pianetini e dei buchi, abitati in solitudine, dove la comunicazione è nulla o minima, e in ogni caso sempre effettuata attraverso cartelli scritti. Dall’inizio ho immaginato gli Omeini muti, che si esprimono poco, se lo fanno usano cartelli, e se pensano visualizzano oggetti. É stata una scelta dolorosa, per me che amo lavorare sulla parola. Ma non volevo verbalizzassero troppo, non volevo parlarmi addosso, piuttosto essere, se si vuole, cinematografici, cioè impostare un racconto per immagini, faccio sempre un'arte visiva. Ciò ha sicuramente comportato un maggior lavoro di ideazione e realizzazione, ma è uno stimolo ad evitare la facile scorciatoia della parola.

Perché non hanno il collo?
Perché mi serviva un segno caratteriale forte e credo funzioni l’idea di “incavare” la testa: per timidezza, per nascondimento, ma chissà anche per viltà…lo scopriremo solo disegnando! :) In realtà questo aspetto più evidente è stato solo l’approdo finale di uno studio sulla conformazione degli Omeini, nata affinando, è il caso di dirlo, la fisiognomica dell’esserino. Mi interessava mettere in scena un personaggio che desse subito l’idea della sua psicologia. Lunghi arti e tronco corto suggeriscono un essere che prende le distanze, dalla scarsa “sostanza”, perciò fragile, non integrato, solitario, un po’ disadattato insomma.

Al momento, non stanno emergendo profili distinti, per quanto sia forte in me la tentazione di costruire personaggi con una precisa identità e fisionomia (a cominciare dall’abbigliamento), che renderebbero più riconoscibile e familiare il “mondo”, ma potrebbe costituire anche una prigione per me e per i significati che di volta in volta mi sento di esprimere. Insomma, se da una parte sarebbe bello costruire delle proprie creature pezzo per pezzo fino al punto che poi vivano vita autonoma (perchè ormai Homer Simpson non è più una creatura di Matt Groening, è un essere reale, seppure nessuno l'abbia mai incontrato...) dall’altra sarei ad alto rischio “sequel” o “telenovela”.

Tornando alla conformazione degli Omeini, mi serviva un’anatomia stabile e “seriale”, una "struttura" che potessi ripetere senza dovermi impelagare in arditi disegni (non ne sono capace). Anche in questo, volevo essere il più semplice possibile, al punto che ho rinunciato quasi subito ai colori: rendevano i lavori troppo pop, troppo fumettistici, mentre il bianco e nero “eleva” immediatamente a "poesia" e aggiunge "serietà". E poi azzerando i colori mi è possibile abbinare i sottobicchieri come meglio credo, senza condizionamenti cromatici, in quanto ho sempre immaginato l’opera “fisica” composta da un insieme di sottobicchieri, mai da uno singolo (senza per questo sentirmi obbligato a cucirli con un filo di senso). Ho provato prima ad abbinarli nella forma quadrata a me tanto cara, ma non funzionava. Prova e riprova finché non ho trovato la formula della fila in verticale da sette sottobicchieri, ad alternanza bianco/nero (b-n-b-n-b-n-b) incollati con lo scotch dietro (un po’ primitivo, lo so, e sull’allestimento in mostra devo ancora lavorare). Anche se confesso, ho una gran voglia di vederli ingranditi, su tele 2x2 m...qui riemerge il pittore che è in me.

Li disegni con la tavoletta grafica?
No, tutto a mano, ed è meno facile di quel che credevo. Innanzitutto perché lo spazio di un sottobicchiere è piccolo. Poi la conformazione degli Omeini fa sì che spesso mi vengano braccia e gambe un po’ ineguali, e poco armoniose tra loro.
Inoltre, ogni volta è una sfida immaginare quel tipo di corpo anomalo nello spazio, intento a fare altro dallo stare semplicemente in piedi, braccia ai fianchi. Non ti nascondo che laddove il disegno si fa un attimo complicato, ricorro a matita e gomma. Poi una volta completato il sottobicchiere, lo passo allo scanner, lo pulisco, magari aggiusto qualcosa, e pubblico sul blog.

Quelli che non si capisce niente hanno un senso?
Ma tutti hanno un senso, anche se forse pagano l’equivoco di ritenere i sottobicchieri delle vignette. In realtà, non intendono far ridere o sorridere, per quanto ci riescano, qualche volta. Vorrebbero magari fa pensare, far venire qualche dubbio, tipo: che avrà voluto dire (in questo senso la tua domanda mostra che colgono in pieno!). Tuttavia mi rendo conto che in alcuni possono essere poco comprensibili i rimandi a simboli e situazioni presenti. Ma dove sta scritto che l’arte debba essere comprensibile? Mi vengono idee, a volte (il più delle volte, dai) molto comprensibili, a volte meno (come l’Omeino in trincea che mostra - si immagina al nemico - un cartello col phi: vi si potrebbe dedicare un convegno).

La cosa che mi ha sorpreso di più è che, essendo sempre stato un artista per nulla prolifico, temevo la mancanza di idee, il blocco creativo, e il rimpianto della scelta astratta che, almeno per come lavoravo io, non consente sì racconto, ma non ti obbliga a chissà quale riflessione. Invece è stato sorprendente come io abbia prodotto subito tanti sottobicchieri, con facilità mentale (un po’ meno pratica, perché avevo perso l’allenamento al disegno e alle piccole dimensioni). Sono prossimo a quota 100! Incredibile, per me!

In ogni caso, laddove non si capisce il senso di un Omeino, basta postare nei commenti una richiesta di spiegazione, e darò qualche indizio… :)

8 commenti:

Luigi Viscido ha detto...

Il post più lungo nella storia dei blog, non c'è che dire... :)

Bruno ha detto...

L'ho letto tutto d'un fiato e l'ho molto apprezzato, per quanto le mie domande erano formulate così, all'acqua di rosa, in 2 secondi, pare che siano cucite ad hoc per farti tirar fuori quello che avevi dentro oppure quello che volevo sentire. Che dire, complimenti... certo definirle arte mi ha fatto subito pensare alla diatriba tra Salvatore, Saverio e il Prof. Bellavista :)
Ad ogni modo penso che adesso guarderò gli Omenini con un occhio decisamente diverso, magari mi soffermerò sui disegni per un tempo superiore a quello impiegato finora (3-4 secondi) :))
Thanks and congrats ;)

p.s. Quando esce la raccolta di figurine degli Omeini?

Luigi Viscido ha detto...

Prima le t-shirts... ;)

Anonimo ha detto...

Menomale che non sono logorroici come te! 'A Bru',ma farti i fatti tuoi,no?(poli)

Luigi Viscido ha detto...

Capisco che la tua misura standard è la pagina del televideo, ma con un pò di sforzo ce la faresti pure tu, cara Poli...ce l'ha fatta Bruno...ja...

:)

Un abbraccione a entrambi!

Bruno ha detto...

Cara Poli? Quindi Poli è donna!! Allora chiedo scusa a Poli per avergli fatto sorbire questo sproloquio :) Però a pensarci bene caro Gigi, non mi sembra di aver mai visto un omeini donna... È così o gli omeini sono asessuati? :-)

Luigi Viscido ha detto...

Come si vede, caro Bruno, che non hai seguito gli Omeini dagli esordi. Sei un fan dell'ultima ora, diciamo, come un sorcino che non conosce il Carrozzone...
La questione delle donne è già stata eviscerata da subito, la buona Poli mi aveva già sindacato l'assenza del gentil sesso, da brava femminista che fa ottime torte. Mi ero difeso, anche blandamente, in un post che, per pura pietà, ti evito di cercare segnalandoti qui il link: http://www.sentitovivere.it/2008/07/omeini2-del-perch-non-disegno-donne.html

Ps. Non male però l'idea degli Omeini asessuati, per quanto in un sottobicchiere io abbia accennato ad un corteggiamento (ma non ti segnalo il link, te lo trovi tu... ;) )

Bruno ha detto...

Ops... Eddai però mi fai sentire come quando andavo a scuola impreparato!! Ammetto pubblicamente la mia ignoranza in materia ma non dimenticare che stiamo parlando di Omeini non di opere di Leonardo :-) vabbè prometto che appena posso mi documento meglio ;-)

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