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2007-10-28

Viva la domanica!

Quand'è che ho smesso di "acchittarmi" la domenica? Nel senso: vestirmi bene, con l'abito da festa, com'era tradizione e come lo è ancora per molti (ma è sempre stato pacchiano inaugurare abiti nuovi il giorno di festa, si ricordi)?
La "festa" da "santificare" per la tradizione cattolica è da sempre la domenica, il settimo giorno in cui persino Dio si riposò (e lo stesso nome, domenica, viene dal latino "domini", signore). Gli ebrei più ortodossi interpretano alla lettera il termine, e vietano nel loro giorno di festa, il sabato, qualsiasi attività che comporti sforzo fisico o mentale. E la santificazione della festa ricordo da bambino iniziava dall'abito, dentro un rituale sociale complesso, che prevedeva la Messa al mattino o in second'ordine la sera, la passeggiata in piazza o per il corso, l'acquisto del dolce da servire a una tavola già "santificata" da leccornie rituali. Poi la festa virava nel pagano con il pomeriggio dedicato alle partite di pallone (ma se in Italia il calcio è una religione, non ci si allontanava di molto dal sacro). La sera, infine, prevedeva sobrietà perchè ci si preparava all'indomani lavorativo.
Tutto scorreva dunque dentro un binario stabile, abitudinario se si vuole ma che costituiva uno spazio di "pace sociale" in cui il ricco e il povero erano accomunati dal rito domenicale. E si apriva anche uno spazio di "pace interiore" perchè era per eccellenza la giornata in cui si riconfermava l'appartenenza alla comunità per l'adesione al rito, e si aveva tempo per sè, fosse pure per farsi la barba e il bagno.
Se devo guardare agli elementi del rito, ho smesso da ragazzino di "vestirmi a festa" (e non lo sopporto ancora per ogni tipologia di "festa": andrei a ritirare il Nobel col jeans messo ieri). Poi ho smesso di andare a messa, non mangio il dolce a tavola, il calcio mi interessa quanto il gioco scozzese del lancio del tronco, spesso vado in ufficio a lavorare. E non mi faccio manco la barba e il bagno in quei giorni! Insomma, sono l'uomo meno domenicale del mondo. Eppure, sarei l'uomo più festaiolo del pianeta, se la festa è da intendersi come riposo. Ma per me, la festa vera è quando, improvvisa, la giornata lavorativa salta: un treno perso che non si può riprendere se non dopo 5 ore, uno sciopero all'insaputa, un incontro saltato. Cioè quando si aprono spazi inaspettati al riposo. Allora si, che bisogna fare festa e santificare la "domanica": il dono inatteso del lavoro rimandato al domani (che venga anche tale parola da "domini"?!).

4 commenti:

ex abitante del presepe ha detto...

hai mai pensato di fondare una setta religiosa?il Dio ispiratore potrebbe essere Omer Simpson.IL primo adepto te lo mando io,è perfetto!

ex abitante del presepe ha detto...

quando ti consegneranno il nobel almeno una lavatina ai denti!

ex abitante del presepe ha detto...

non ti inviterò mai di domenica!!!

Luigi Viscido ha detto...

Non si accettano mariti nella mia setta, ma solo donne single, procaci e dai facili costumi...e la domenica sarà giorno di lavoro! Giorno di festa il lunedi, insieme ai barbieri, perchè adoriamo lo stesso dio, il Barbiere Universale...

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